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NATURA PAESAGGI

La Costa degli Dei, il trionfo dell’eterea bellezza mediterranea

Scoglio Parghelia

La Costa degli Dei: 55 chilometri di costa dipinta di blu e striata di verde, screziata qua e là dall’ocra antico dei borghi e avvolta dalla vergata corallo di uno dei tramonti più belli del Mediterraneo. La Costa degli Dei, che si estende da Pizzo Calabro a Nicotera, è quell’ onirico lembo di terra scelto dalle divinità per apporre la propria dimora. Ché sarà pure un posto divino, l’Olimpo, ma non possiede di certo le spiagge, le sinuose insenature, i borghi pescherecci e le primizie della Costa degli Dei.

Pizzo Costa
Una veduta di Pizzo Calabro

A guardarlo in cartolina, questo affaccio che abbraccia il mar Tirreno, non sembra neppure reale. Si ha la visionaria sensazione di essere finiti in un impressionistico affresco di Monet, o nella fantasmagoria di colori tanto cari a Guttuso o, ancora, nel sofisticato primitivismo di Mirò. E invece, mettendo a fuoco l’obiettivo, ci accorgiamo che l’arcadico paesaggio è reale. E noi, forse immeritatamente, siamo i fortunati possidenti delle chiavi di casa.

Costa degli Dei, paradiso mediterraneo

Comunemente, siamo abituati a definire caraibica ogni distesa azzurra e cristallina. Rievocazione lessicale delle paradisiache acque tropicali che si prostrano al “Nuovo Continente”. Ogni profluvio che si tinge di blu viene, associato alle acque caraibiche. Ci sembra un po’ imprecisa e sommaria questa definizione per alludere alla costa tirrenica che perlustra questa lingua di Mediterraneo. Contrariamente alle sconfinate distese bianche che lambiscono l’Oceano Atlantico, la Costa degli Dei si presenta frastagliata, selvaggia. Intarsiata da profonde insenature raggiungibili solo in barca o a nuoto, dai più temerari.

Panorama Da Capo Vaticano
Panorama di Capo Vaticano

Dalle immacolate e raccolte spiagge si ergono, come mitologici titani, promontori di tufo e arenaria, quasi sempre culminanti in un raspo di case le cui finestre esalano un dolce profumo di salsa al pomodoro. Fragranza inconfondibile che si mescola a quello pungente del fritto. Con un genuino e dimesso atto d’amor proprio, preferiamo riferirci al nostro mare attribuendogli il patriottico aggettivo di calabrese.

La cultura dell’ospitalità

Col Caribe, però, la Costa degli Dei condivide un elemento antropologico di elevato pregio: l’ospitalità. In questa terra mircolosa,in cui il magico si fonde col quotidiano e il sacro si mescola al profano, l’accoglienza diveta un principio inflessibile. Ereditata, insieme a quasi tutta la storia che ne racconta le sorti, dalla civiltà ellenica, come per i greci, pure per i calabresi, la “Xenia” (l’ospitalità) costituisce un elemento anatomico. al pari della pelle mora e dei fianchi generosi. È una accoglienza bizzarra, però, quasi contraddittoria. Uomini anfitrionici, di una cordialità primordiale.

Pane E Nduja
Pane e ‘nduja

Se in ogni abitazione non manca mai una sedia in più per l’ospite e la moka del caffè si acquista da dodici tazze perchè “metti che poi viene qualcuno”, ci si libera a fatica dello schivo timore dell’invasione turistica. L’ospitalità calabrese impara a poco a poco a convivere con lo straniero. E rimane in attesa che il miracolo economico si attesti anche su questa terra bella e maledetta. Si predilige, però, un turismo più cauto, contrassegnato dalla responsabilità e dalla lentezza. Quel tipo di visita alla stregua di un pellegrinaggio, che rispetta il vicino di ombrellone e mantiene il silenzio nei luoghi di culto. Che rende grazie a questa terra per avergli permesso di assaggiare la ‘nduja spalmata sul pane. E si meraviglia di quanto possano essere ornamentali i panni stesi al sole.

Costa degli Dei, un balcone fiorito sul Tirreno

Una piccola macchia al centro del Mar Mediterraneo, quadruvio di drappi, spezie, culture e civiltà, che si inchina alla sabbia sottile in un patto d’amore suggellato da un appassionato bacio tra il verde odoroso e il granitico bianco. Questa è la costa degli Dei, il balcone fiorito del Tirreno ai piedi del maestoso Monte Poro. È un’amante fedele e indulgente, questo litorale, che mantiene la promessa di lasciarsi voler bene. Non ha niente da offrire se non tutta la bellezza che gli Dei le hanno regalato, senza serbare rancore per tutte le scorrerie che nella sua biografia l’hanno violata.

Tropea Vista Mare
Tropea vista dal mare

Dei suoi tramonti ne ha discusso perfino la Commissione nazionale italiana per l’Unesco, accogliendo la candidatura a patrimonio innaturale di irripetibile e singolare straordinarietà. Dai balconi litoranei, privilegiati spettatori delle sorti di vita e di morte di marinai e condottieri che hanno navigato queste leggendarie acque, il fuoco ipogeo di Stromboli si rifocilla col sole nel suo moto calante. L’istantanea scattata nelle sue afose ed evocative sere estive regala imperituri ricordi, di quelle che metti in valigia al ritorno, insieme ai souvenir e al colorito ambrato, per addolcire la nostalgia che busserà nelle notti d’inverno.

Di borgo in borgo, viaggio sulle spiagge del mito

Con una sequela di voli pindarici prendiamo un gelato al tartufo nella caratteristica piazzetta di Pizzo Calabro. Poi ripercorriamo l’antologia di questa terra con le dita che scorrono tra le pagine di Briatico, pittoresco borgo di pescatori. Un balzo di qualche chilometro ci permette di tuffarci nelle trasparenti acque di Zambrone, la più selvaggia tra le spiagge della costa. Essa è raggiungibile solo a piedi, muniti di scarpe comode e con una gran dose di ossigeno. Non ha bisogno di presentazioni il neoeletto Borgo dei borghi 2021, già perla del Tirreno e bandiera blu 2020. Tropea, la bella fra le belle, brilla di un abbacinante e antico splendore. Subito dopo, quasi come se ne fosse un appendice, il litico faraglione della Pizzuta difende la spiaggia di Parghelia, altra celebrata curva del litorale la cui rinomata spiaggia, quella di Michelino, è raggiungibile solo percorrendo ben 210 gradini.

Dieta Mediterranea Italia
I prodotti della Dieta Mediterranea

Senza sosta prosegue il viaggio ritrovandoci a nuotare tra i fondali illibati di Ricadi, tempio indiscusso di sub e appassionati di pesca. Nelle sue acque, sormontate del promontorio di Capo Vaticano, dimorano buffe e colorate specie ittiche come murene, polpi e cefali. La corsa è quasi giunta al termine. Prima di tagliare il traguardo, sostiamo brevemente a Joppolo, altra deliziosa battigia appollaiata sotto le Isole Eolie.

Un viaggio passa anche per la gola

La corsa termina a Nicotera, patria della genuina Dieta Mediterranea le cui basi sono state gettate da Ottaviano in persona. Strabone la definì un emporium per il crocevia di popoli che la batterono. Oggi, dai suoi angoli è possibile scorgere contemporaneamente le Serre, l’Aspromonte, la piana di Gioia Tauro e la dirimpettaia Sicilia. Intanto si è fatta sera e il cammino delle meraviglie si conclude in uno dei caratteristici ristorantini affacciati sul mare mentre assoporiamo un piatto di fileja con la cipolla di Tropea. Perchè come insegna Italo Calvino “Un viaggio passa anche per la gola”.

(In copertina il frastagliato litorale di Parghelia – foto Wikipedia)

La Costa degli Dei, il trionfo dell’eterea bellezza mediterranea ultima modifica: 2021-05-27T06:21:03+02:00 da Martina Falvo

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