Festival dell’ospitalità a Nicotera, sulla Costa degli Dei. Dall’8 al 10 ottobre prossimi, nella capitale della dieta mediterranea si svolgeranno laboratori, incontri e tutta una serie di eventi improntati all’essere e fare comunità consapevoli. L’obiettivo è quello di formare operatori per un turismo responsabile, all’insegna della sostenibilità.

Festival dell’ospitalità
Il Festival dell’ospitalità nasce in Calabria, nel 2015 come risposta ragionata ad un’esigenza maturata ovvero creare un momento d’incontro (lento) in cui dialogare. Riflettere e ragionare sui cambiamenti profondi di due concetti in rapida evoluzione: territorio e ospitalità. Il settore ricettivo, gli operatori territoriali e le variegate realtà coinvolte nel mondo del turismo, sono da anni assuefatti al cambiamento. Tutti corrono alla ricerca di tools e software, studiano strategie digitali innovative, cercano di stare al passo, si rinnovano e cambiano abito. Gli ultimi anni in particolare, hanno delineato un netto confine tra il vecchio e il nuovo.

Accoglienza e territorio
Si rimettono in discussione i significati stessi di accoglienza, viaggio e territorio. Si devono iniziare a considerare insieme, come elementi imprescindibili, l’acquisizione di competenze e la ricerca della vocazione. “Perchè scegliere di visitare un determinato territorio? Perchè un viaggiatore dovrebbe scegliere la mia struttura anzichè un’altra? Cosa dò in più, in termini umani e di esperienza al viaggiatore rispetto agli altri?”. Dietro l’avanguardia del viaggiatore digitale, si profila l’uomo alla ricerca del viaggio, dell’esperienza, della scoperta.

E se si profila un nuovo viaggiatore, si deve immaginare un nuovo modo di fare ospitalità, di guardare al territorio, alle opportunità che propone e strutturarsi per una promozione diversa ed efficace. Strutturarsi, appunto. E studiare, formarsi, analizzare i cambiamenti, conoscere realtà virtuose e ascoltare gli esperti del settore che hanno fatto dell’ospitalità un mestiere di vita. Perché il rischio è sempre quello di scambiare l’autenticità e l’essenzialità delle cose per semplicità e credere che chiunque possa improvvisarsi operatore nel turismo”.


